| Come nasce il cristallo | |
| Intorno
ad un calice, a una brocca, a un pezzo realizzato in cristallo cé
tutto un mondo fatto di persone che lavorano ognuna secondo il proprio
ruolo: soffiatori, molatori incisori, o altri componenti della piazza,
che é lunità di base della produzione del cristallo.
Ciascuno pone la propria firma sulloggetto man mano che questo prende
forma, contribuendo in modo fondamentale al risultato finale, costruito
con infinita pazienza, attenzione e precisione. Per realizzare il Cristallo occorre un forno che raggiunga la temperatura di circa 1400 gradi costanti e un insieme di sostanze composta da sabbia silicea, carbonato di sodio, nitrato di potassio, carbonato di calcio, ossido di piombo, acido borico, anidride arseniosa e ossido di antimonio. Se si vuole ottenere del Cristallo colorato allora si aggiunge anche un po di selenio per il rosa, cadmio per il rosso, cobalto per il blu, ossido di rame per il verde; lossido di manganese dà un bel viola intenso, loro di trasforma in rosso rubino, la criolite in bianco latte, le resine di zolfo e cadmio diventano color dellambra mentre luranato si sodio dà il verde opaco. Non sufficiente però mescolare queste sostanze per ottenere un buon cristallo al 24 per cento di piombo, a colle ci sono voluti anni e anni di sperimentazione per poter ottenere, dopo il vetro sonoro ed il cristallino, un prodotto limpido e luminoso al pari dei manufatti di altre rinomate zone dEuropa, infatti, il cristallo non é una semplice ricetta chimica. Questa da sola non spiega il mistero della trasformazione della massa incandescente in un fragile oggetto trasparente e luminoso, che si ottiene una volta lavorata e passata attraverso le varie fasi della produzione, in cui vi é un solo protagonista, il maestro vetraio che con il suo sapiente intervento é capace di trasformare la materia grezza in un calice, una brocca o un vaso dalle forme più varie. La procedura artigianale é uguale ancora oggi a quella messa in atto dai vetrai di cento anni fa, anche se alcune figure sono state sostituite da piccoli macchinari. Lunità di base del lavoro é la piazza. Fino a qualche tempo fa era un insieme di undici operai, oggi ridotta a 4 o 5 persone, ognuno con la propria mansione grazie ai quali il liquido incandescente, prelevato dal forno viene trasformato in un oggetto di cristallo. |
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Lunità
di base del lavoro é la piazza, fino a qualche tempo fa era un
insieme di undici operai, oggi ridotta a 4 o 5 persone, ognuno con la
propria mansione grazie ai quali il liquido incandescente, prelevato dal
forno viene trasformato in un oggetto di cristallo. Il lavoro di gruppo
deve essere preciso e coordinato come un ingranaggio di un orologio svizzero,
poiché nella delicata fase della lavorazione anche un piccolo sfasamento
fra i componenti della piazza può rovinare il prodotto. Occorre
umiltà, precisione, concentrazione e coordinazione. Prima i ruoli
erano divisi nettamente: cerano il
portantino, il serraforme, il passagambi, il girapareson, lo staccatore,
il levapiedi, il levagambi, il levapareson, lattaccapiedi, lattaccagambi,
il soffiapareson. Prima
dellavvento del computer cera addirittura che sapeva controllare
lesatta gradazione del fuoco senza lausilio di alcun termometro:
ed anche questa era una sorta di specializzazione che faceva la differenza.
Quello dei vetrai é un mondo fatto di regole di equilibri, di tempi
da rispettare e di gerarchie. La piazza più tradizionale é
quella cosiddetta a calici che produce i caratteristici bicchieri
costituiti da una coppa e da un gambo. Ad ogni passaggio da una mano allaltra
il pezzo assume pian piano quella che sarà la sua forma definitiva,
un calice delicato e trasparente.Alcune figure sono state sostituite da piccole attrezzature, ma lessenza della piazza non é cambiata, essa é sempre guidata dal primo maestro a cui spetta decidere, secondo il pezzo da produrre, la quantità di cristallo da prelevare dal forno. Questo é il compito del levapareson che passa la canna con la palla di materia incandescente al soffiapareson (il primo maestro),che la prepara e la modella in base alle dimensioni che il pezzo dovrà assumere con laiuto di una spoletta, detta maiosca. Una
volta preparato il vetro ancora incandescente entra nello stampo, che
viene stretto dal serraforme. Il soffiapareson soffia e ad un preciso
segnale il serraforme apre la forma. La pareson (il calice) é pronta
per essere passata allattacagambi, al cui fianco cè
il girapareson, che imprime una rotazione lenta e costante allasta
alla cui estremità cé il pareson per farla raffreddare
uniformemente e dare modo quindi al compagno di attaccare il gambo al
momento giusto.Il levagambi preleva allora dal forno un pallino di vetro sufficiente per formare il gambo delle dimensioni di una sigaretta e lo porta al maestro attaccagambi, che lo unisce alle pareson con una pinza. Il pezzo passa di nuovo girapareson, per un ulteriore raffredamento, quindi il passagambi prende la canna con il pareson ed il gambo e la porta al maestro attaccapiedi, a cui il levapiedi nel frattempo, ha portato la giusta quantità di vetro cristallo fuso per il piede, prelevata con una cordellina. La forma del piede viene data da unapposita gnacchera realizzata misura in sorbo e ciliegio. A questo punto, a calice finito, entra in scena lo staccatore che controlla che il gambo sia dritto e il piede piano. |
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Sulla
linea tracciata dalla pietra dura si passa una puntina che emette una
fiammella a gas. Eallora che il bicchiere si scalotta. Poi cé
da spianarlo, da fargli il cosiddetto filetto, il bordino leggermente
rialzato. Si passa il bicchiere con la carta vetrata ed infine alla ribruciatrice,
che rifonde il bordino togliendo ogni asperità. Il calice é
così pronto per la vendita.La massa incandescente di cristallo
non assumerà però solo la forma di calice, bensì
i maestri vetrai sono capaci di realizzare innumerevoli oggetti colme
l'ampolla della foto che richiede oltre alla soffiatura del corpo la realizzazione
di un lungo stelo ed piede stabile servono precisione e sensibilità
per modellare con pinze e forbici il becco e il manico dellampolla
rispettando il disegno originale. Quando loggetto da realizzare
diventa più grande le difficoltà aumentano poiché
é complicato controllare la massa ancora duttile di Cristallo,
occorre tanta maestria e forza per soffiare e modellare con lazione
di rotazione. Riuscire a dare a vasi di cristallo la forma desiderata
richiede prontezza e decisione, poiché la temporanea fluidità
del cristallo non permette incertezze. Per ottenere uno dei cristalli
più conosciuti della Vilca, il cavallo simbolo di Colle Val dElsa,
si deve essere veri artisti. Dopo aver modellato il collo viene aggiunta
con cautela quella che sarà la testa del cavallo, che con Sicuri
colpi di spatola assume la forma del muso del destriero. Inseguito si
una criniera di materiale incandescente viene giustapposta per essere
lavorata dal maestro artigiano. Ogni piccolo dettaglio é realizzato
dalle mani del maestro che con infinita pazienza forgia la sua opera darte. |
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