LA TRADIZIONE COLLIGIANA

 

 

GLI INIZI DELLA PRODUZIONE DEL CRISTALLO A COLLE DI VAL D'ELSA

 

A Colle di Val d’Elsa si é iniziato a lavorare il vetro fino dal secolo XIV, come si evince dalle gabelle minori disciplinate con le riforme solenni del 13 Gennaio e 12 Marzo 1406.
Alla rubrica 52.ma si disciplina la gabella gravante sulle fornaci di bicchieri e altri vasi di vetro. Si impone la numerazione dei prodotti tassabili, prescrivendo che per ogni salma di bicchieri e di vasi di vetro si paghi la gabella di soldi 2; ai fabbricanti di bicchieri che possedessero forni in Colle e nella Corte, sempre con licenza del Consiglio della Terra, si impone per qualsiasi forno di bicchieri una tassa di 15 lire annue.
Fino dai tempi più lontani l'attività raggiunge un grado di perfezione tale da imporsi in un raggio assai vasto. A Firenze, essendosi manifestate verso la fine del secolo XVI preoccupazioni per la concorrenza industriale di altri Stati, il Granduca promulga l'ordinanza del 2 Aprile 1577, intesa ad abolire il vetro "forestiero" nello stato fiorentino. Poiché allora in Firenze non esistevano vetrerie per bicchieri e vasellame, appare evidentissimo che l'ordinanza fosse proprio indirizzata a proteggere le vetrerie Colligiane.
Ma la moderna industria del vetro comincia a Colle assai più tardi, per opera di alcuni Francesi e Tedeschi per essere perpetuata dai nostri concittadini.

 

LA PRIMA INDUSTRIA VETRARIA A COLLE': LA VETRERIA SCHMIDT

 

La stagione aurea dell'industria vetraria colligiana ha inizio con l'aprirsi del XIX secolo. Nel 1820 fu aperta una fornace situata nei locali del convento soppresso degli Agostiniani. Promotore della "Fabbrica di cristallerie e vetrerie" fu il vetraio Francesco Mathis, coadiuvato dall'intervento finanziario dell'industriale pisano Leucci e del banchiere Modigliani. Poco più tardi, nel 1834, la vetreria fu rilevata dal boemo Giovan Battista Schmid che gestì la fabbrica sino al 1889 anno della stia morte. Schemi ne curò la gestione e innestò gradualmente nella tradizionale vetreria toscana, forme e tecniche produttive di lavorazione e incisione del cristallo di matrice nordica, in particolare boema e in particolare di cui era uno dei più importanti maestri del periodo. Da questo momento é tutto un fiorire di attività, il miglioramento della qualità della produzione viene affidata al “maestro" Bonheur, uno dei non pochi francesi che nel corso degli quegli anni verranno chiamati a Colle per svolgere questa funzione. Schmid doterà la fabbrica di una arroteria per molare i bicchieri, le cui macchine saranno mosse dalla forza delle acque della gora dato che la lavorazione era stata posta nel vecchio "Mulino di fuori" nella via Maremmana. I vetrai occupati nella fabbrica erano circa cento, che arriveranno poi nel 1870 a 170 e fornivano una produzione annua di circa 80.000 pezzi, venduti poi in tutta Italia. Nel 1841 a Firenze, in occasione della Pubblica Esposizione dei Prodotti di Arti e Manifatture Toscana, la vetreria Schmid fu premiata per "l’alto grado di perfezione nell'arte di fabbricare cristalli" e fra i prodotti che vennero presentati alla mostra si fa riferimento in particolare modo ad un vaso cilindrico "arrotondato in pieno" e a lampade incise all’esterno", i quali erano incisi a ruota secondo le tecniche e il gusto boemo. Schmid ebbe frequenti contatti con le Cristallerie di Baccarat e, come recenti studi hanno dimostrato, il Catalogo di Schmid era strettamente collegato al catalogo Baccarat del 1830. Questi influssi e le ispirazioni al repertorio grafico e pittorico boemo e tedesco per l’arte di incidere il vetro, riecheggiano a lungo nella produzione colligiana. Nel 1885 riceve riconoscimenti alle Esposizioni Universali, non ultima quella di Parigi dove vince la medaglia d'oro.
Alla morte di Schmid la "Fabbrica di Cristallerie e Vetrerie" attraversò un periodo di profonda crisi, dovuta da un lato a problemi di successione ereditaria e dall’altro dal fatto che l'economia cittadina era penalizzata dalla mancanza di uno scalo ferroviario autonomo ed era costretta a servirsi della stazione di Poggibonsi, aumentando, di conseguenza i costi produttivi. Il completamento della rete ferroviaria nel 1885 e l’acquisto della fabbrica di Schmid nel 1889 da parte del Cavalier Alfonso Nardi di Montelupo, definito un “valoroso industriale” , aiutarono intera attività vetraia colligiana ad uscire dalla crisi

 

NASCITA’ DELLA VETRERIA MODESTO BOSCHI

 

Nel 1911 la "Fabbrica di Cristallerie e Vetrerie" del Cav. Nardi, cessò l'attività e venne rilevata da una società che le diede il nome di "Elsana", proprio mentre si assisteva ad una forte crisi nel settore produttivo del vetro bianco e del cristallo.
Nel frattempo a Colle, dalla fine dell'Ottocento, stava operando una seconda fabbrica di vetro, detta "La Fabbrichina" che ebbe un periodo di prosperità sotto la Ditta Filippo Lepri & C. Poi un’altra violenta crisi costrinse alla chiusura la fabbrica, finché nel 1921 l'industriale Modesto Boschi, riunì in un'unica vetreria le fornaci di Colle: la "Elsana", ex Schmid e la "Fabbrichina" dando vita alle "Vetrerie Operale Riunite Modesto Boschi e C." dalla cui dissoluzione, trent'anni dopo, si avrà l'attuale assetto dell'industria vetraria colligiana.
Boschi impose sul mercato nazionale il vetro bianco e il cristallo molato e inciso nelle locali "arroterie". La produzione era distribuita in due stabilimenti: la sede principale a Sant'Agostino e la Fabbrichina in Via Masson. Per trenta anni fu una grande industria che arrivò a impiegare fino a settecento operai. Al suo interno lavoravano nel reparto arroteria incisori come Nello Cigni e Mario Salvi che segneranno a Colle la storia dell'arte dell'incisione su vetro bianco. Nel 1918, Boschi aveva fondato a Firenze, con altri azionisti, la Società toscana Imprese Vetrarie (STIV) che si proponeva di incrementare il settore della produzione del vetro bianco e di ampliare gli sbocchi di mercato.
La produzione Boschi comprendeva nel 1930 anche le vetrerie scientifiche (vetri per l'industria e per la chimica) che rappresentavano un ramo modernissimo dell'industria e rientravano nel settore del vetro bianco. Fino al 1914 l'Italia era stata fornita di vetri ad uso chimico e per l'industria dalla Germania, in particolare dalla città di Jena, che aveva per tale produzione la supremazia nel mondo. La guerra fece cessare l’importazione di questi prodotti ed allora l'industria italiana, per soddisfare le grandi ed urgenti necessità del momento, fu indotta ad intraprendere la fabbricazione delle vetrerie scientifiche.
Modesto Boschi stette alla guida della vetreria fino alla sua morte avvenuta prima del secondo conflitto mondiale, dopo di che la direzione e l'amministrazione passò nelle mani di un cugino. Alla vigilia della seconda guerra mondiale trovavano lavoro nello stabilimento di Colle ben 520 persone e producevano centinaia di migliaia di pezzi, che erano molati da una vera e propria miriade di artigiani; le paghe andavano dalle 8 alle 50 lire giornaliere in base alla categoria e al sesso.
Pur mantenendo il nome di vetrerie "Modesto Boschi ", il complesso fu rilevato, negli anni che seguirono il dopoguerra, da una nuova società per azioni e si sviluppò ancora fino ad impiegare, nel 1950, ben 625 dipendenti.
Purtroppo criteri di innovazione non improntati alle più progredite tecniche, non solo resero i vecchi sistemi di conduzione non più corrispondenti ai tempi, ma aumentò anche il disagio delle maestranze più qualificate . Fu così che tra queste e la direzione dell'azienda si creò una profonda frattura, che dette inizio ad una grossissima crisi. Per lunghi mesi, in seguito ad interminabili agitazioni, ai vetrai ed ai molatori non furono pagati i salari e piano piano iniziarono anche i licenziamenti che portarono un durissimo colpo all’intero sistema economico cittadino. Nel 1951 si ebbe l'avvio dello smantellamento dell'azienda mediante l'allontanamento dal lavoro di 138 dipendenti e agli inizi del 1953, terminata una breve fase di amministrazione controllata, avvenne, di fatto, lì chiusura, attraverso un contratto con tutti i creditori.
Il ricordo della Boschi è ancora vivo in tutti i colligiani. Era un'industria che aveva al suo interno maestranze altamente qualificate ma che rimasero senza un lavoro quando la fabbrica chiuse. Per centinaia di famiglie fu la miseria e per molti vetrai licenziati non ci fu altra scelta che andare a cercare lavoro altrove.

 

COLLE VAL D'ELSA DIVENTA LA BOHEMIA DI ITALIA

 

In seguito alla chiusura della Boschi, molti vetrai colligiani, alcuni dopo qualche anno di esperienza in vetrerie europee, scelsero di crearsi piccole aziende. Sorsero allora la V.I.T.A.C, poi la V.A.V., la SALC, la KRISLA, la stessa VILCA, la CALB, attuale CALP, mentre un altro gruppo si riunì in una cooperativa nel tentativo di mantenere in vita ciò che restava della Boschi e così la tradizione colligiana vetraia riprese lenta mente vigore. In termini generali si può asserire che sul piano direzionale si ebbe il formarsi di una mentalità più "imprenditoriale" dettata anche da spinte e stimoli derivanti dal "boom economico” avutosi in quegli anni. I nuovi imprenditori, erano in genere maestri vetrai che tenevano in modo particolare alla difesa della propria professionalità, e che spesso per la mancanza di capitali, necessari per la formazione di un'azienda, si univano a imprenditori locali. A Colle vennero aperti anche numerosi laboratori artigianali e si avviò così quel processo di formazione del tessuto produttivo che contraddistingue quest’area. Qui, convivono più realtà che vanno dalla grande industria, alla media industria, fino alla piccola impresa o al singolo artigiano, e convivono produzioni di tipo automatico, semi-automatico e produzioni artigianali. La produzione di Colle Val d'Elsa era sino al 1963 produzione di articoli di vetro il quale era vetro superiore, cristallino, vetro sonoro ma non ancora cristallo. "Nel 1963, presso quello che sarà il primo nucleo della CALP, e con alcuni anni di anticipo su quella che sarà la normativa CEE, avviene la messa a punto di tiri un vetro trasparente con indice di rifrazione 1,545, 2,90 di densità (peso specifico) e contenente una percentuale di ossido di piombo del 24%, ossia che può oggi viene definito a pieno titolo, cristallo. Fino a quel momento la produzione di cristallo in Italia essendo pressoché irrilevante e di qualità nettamente inferiore al prodotto estero, non riusciva creare un proprio mercato.
Oggi la produzione italiana ha raggiunto un grande pregio e una grande qualità, dopo gli anni cinquanta, spinta dalla ripresa economica, l'area di Colle Val d'Elsa, chiamata oggi la Bohemia di Italia, si è andata definendo come una vera e propria "area" del cristallo non piano, arrivando a produrre oggi il 95% del cristallo prodotto in Italia (di cui il 55% destinato all'esportazione, in particolare verso la Gran Bretagna, la Germania, gli Stati Uniti), ed Il 15% di quella mondiale e diventando uno dei poli produttivi di maggior rilevanza non soltanto a livello europeo, ma addirittura mondiale.

 

ATTUALE ASSETTO PRODUTTIVO COLLIGIANO

 

Attualmente a Colle di Val d’Elsa hanno la loro sede, oltre la Vilca tre Cristallerie, la più grande è appunto CALP, i cui 720 dipendenti creano 60 milioni di pezzi al anno per un fatturato di 95 milioni di euro, suddivisi nei suoi quattro marchi RCR, Primavera di Cristallo, Da vinci, Capri Crystal, che sono esportati in tutto il mondo.
Mentre la produzione della CALP é per lo più automatizzata le altre tre cristallerie tutte aderenti al Consorzio realizzano manualmente e semi manualmente la loro produzione.
Fondata nel 1963 l’ Arnolfo di Cambio ha 31 operai e un fatturato di 4,15 milioni di Euro. Il marchio può essere Di Cambio, ma nelle operazioni di vendita assume il nome di Compagnia Italiana del Cristallo, mentre la divisione produttiva prende il nome Duccio di Siena.
La Colle Cristallerie ha iniziato nel 1960, come Kristall Krisla e fino al 1992 ha fatto parte del gruppo Bormioli che ne ha facilitalo la specializzazione della produzione. Vi lavorano 32 dipendenti, a cui si devono aggiungere altri 14 impiegati in lavori correlati, che realizzano un fatturato di 7,25 milioni di euro.

 


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